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ANNALAURA DI LUGGO
Annalaura di Luggo (1970) è nata a Napoli dove vive e lavora. La sua ricerca si sviluppa prevalentemente tra linguaggi multimediali, fotografia, video e regia. Sin dai primi anni Duemila, l’iride costituisce il fulcro della sua indagine, esplorata nelle sue implicazioni simboliche, antropologiche e relazionali, anticipando una grammatica visiva che si è sviluppata non solo nel panorama artistico, ma anche come cultura visiva in contesti sociali, comunicativi e mediatici. Le sue opere e installazioni, frutto della fusione tra tecnologia e manualità, instaurano un dialogo diretto con il fruitore, spesso protagonista dell’azione concettuale, stimolando una riflessione su questioni civili e ambientali. Ha affrontato temi quali i diritti umani, la detenzione, la cecità, la disabilità, il disagio giovanile, le dipendenze, il rapporto tra uomo e natura e la biodiversità. Nel 2015 realizza “Never Give Up” per l’Istituto Penitenziario Minorile di Nisida. Nel 2017 “Blind Vision “ viene presentato presso le Nazioni Unite di New York in occasione dell’XI Conferenza mondiale sui diritti delle persone con disabilità. Nel 2019 presenta l’opera “Genesis” e il video “Narratur” alla 58ª Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia. Nello stesso anno realizza il progetto “Napoli Eden”, basato sull’utilizzo di alluminio riciclato per la creazione di quattro grandi installazioni pubbliche site-specific nel capoluogo campano. L’alluminio riciclato e la monumentalità caratterizzano anche l’installazione “Collòculi > We Are Art” (2022), una grande iride scultorea capace di trasmettere contenuti multimediali immersivi. Le fasi di realizzazione sono al centro del documentario “We Are Art Through the Eyes of Annalaura”, diretto dalla stessa artista, la cui narrazione oscilla tra video arte e cinema sperimentale. Il documentario si è qualificato “in consideration” agli Oscar 2023 nelle categorie Best Documentary Feature e Best Original Song. Nel 2024 realizza “Oculus-Spei”, installazione multimediale interattiva commissionata dal Pantheon di Roma, dove è esposta con il patrocinio del Giubileo e del Ministero della Cultura. L’opera viene successivamente presentata al Museo de’ Medici di Firenze, presso la Cappella della Sindone ai Musei Reali di Torino e al Museo del Tesoro di San Gennaro di Napoli. L’omonimo cortometraggio, diretto dall’artista, si qualifica “in consideration” agli Oscar 2026 nella categoria Best Documentary Short. Ha realizzato installazioni permanenti (Museo dell’Istituto P. Colosimo, Napoli; Accademia delle Scienze Mediche “G.F. Ingrassia”, Palermo; Museo de’ Medici, Firenze) e temporanee/interattive (Nazioni Unite, New York; MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli; Fondazione Banco di Napoli, Napoli e Chieti; Salone Nautico Internazionale, Genova; Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano, Roma; Pantheon, Roma; Parco Archeologico di Pompei; Musei Reali, Torino, etc.), volte a modificare la percezione dello spazio e le coordinate visive del reale. Vasta la sua bibliografia, con interventi dei maggiori critici d’arte e personalità internazionali del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui: Paco Barragán, Raisa Clavijo, Hap Erstein, Timothy Hardfield, Stephen Knudsen, Paul Laster, Ivan D’Alberto, Stefano Biolchini, Francesco Gallo, Irene Galuppo, Aldo Gerbino, Giulia Gueci, Alberto Mattia Martini, Angelo Mistrangelo, Marcello Palminteri, Demetrio Paparoni, Gabriele Perretta, Nicoletta Provenzano, Antonello Tolve, Vincenzo Trione, Andrea Viliani. Monografie e cataloghi sul suo lavoro sono stati editi da Artium Publishing, Silvana Editoriale, JUS Museum Edizioni, Sala Editori, Artem.
PLURIBUS, 2018
installazione multimediale, ferro, specchi, 4 monitors, audio
cm 235x235 (JUS Museum, collezione permanente)