DAVIDE BRAMANTE
PUPIDDA MIA
a cura di Marcello Palminteri
con un testo in catalogo di Alessandra Troncone
20 MARZO - 20 APRILE 2026
“Pupidda mia” nasce come progetto che intreccia dimensione personale e significato universale, memoria e stratificazione visiva. In siciliano, “Pupidda mia” significa letteralmente “mia bambolina” o “mia bambola”: un termine affettuoso e intimo, carico di protezione e appartenenza. Pur radicato in una precisa matrice linguistica e culturale, il suo valore è universale: parla di amore, identità, legame e riconoscimento. La mostra trova un dialogo naturale con Napoli, città stratificata, passionale e profondamente identitaria, dove epoche, culture e memorie convivono nello stesso spazio. Come nelle opere di Davide Bramante, anche Napoli è fatta di sovrapposizioni: visioni urbane che si fondono con tempo e memoria.
La ricerca fotografica dell’artista è nota per la tecnica delle esposizioni multiple, attraverso cui sovrappone scatti realizzati in tempi e luoghi diversi, costruendo immagini complesse, dense e vibranti. Le sue città non sono semplici vedute urbane, ma organismi visivi in cui spazio e tempo si fondono. L’immagine non documenta: stratifica. Non rappresenta un luogo, ma una percezione del luogo. In “Pupidda mia”, accanto alle fotografie, Bramante presenta un nucleo di opere in ceramica, concepite come parte di un’installazione ambientale. Questo passaggio dal piano bidimensionale alla tridimensionalità introduce una nuova dimensione tattile e materica nel suo lavoro. La ceramica - fragile, modellabile e legata alla tradizione artigianale mediterranea - diventa corpo, presenza, oggetto affettivo.
L’allestimento crea uno spazio immersivo in cui fotografia e scultura dialogano, generando una narrazione che oscilla tra intimità e visione urbana, tra memoria personale e identità collettiva. La “pupidda” diventa simbolo di ciò che custodiamo, proteggiamo e ricordiamo. Attraverso la sovrapposizione delle immagini e la presenza concreta delle ceramiche, Bramante costruisce un racconto che parla di amore e città, di appartenenza e di molteplicità, trasformando l’esperienza visiva in un atto emotivo e relazionale.